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martedì 10 ottobre 2017

Antonio Ligabue un artista da scoprire... al Maschio Angioino di Napoli






Da mercoledì 11 ottobre 2017 fino a domenica 28 gennaio 2018 sarà esposta a Napoli, nella cappella Palatina di Castel Nuovo (presso il Maschio Angioino), la mostra monografica di Antonio Ligabue.



Le opere esposte sono ottanta e ripercorrono per intero la carriera del pittore: oli, sculture in bronzo, disegni, incisioni. E’ possibile inoltre assistere alla proiezione di un documentario girato dal regista Andreassi, vincitore dell’Orso d’Argento al Festival del Cinema e della Televisione di Berlino nel 1961, da cui è stato tratto uno sceneggiato televisivo per la RAI.






La mostra è divisa in ordine cronologico. Nel primo periodo, i colori sono leggeri e le forme meno definite, poiché il pittore sta letteralmente “imparando” il mestiere. Man mano l’artista acquista sicurezza, inserisce tonalità diverse con predominanza del rosso carminio. C’è più attenzione nei dettagli, ma la prospettiva è ancora incerta.

Nel 1940 Ligabue realizza alcuni splendidi autoritratti, anch’essi esposti all’interno della mostra. Ma il suo talento raggiunge la pienezza dopo il 1952. Quasi tutte le sue opere sono realizzate su tavole di fasite (un’asse di legno truciolato) e alcune di esse presentano dei buchi alle estremità, poiché Ligabue usava portarle appese al collo con un filo di spago.

La mostra termina con il quadro della Crocifissione, l’ultimo da lui realizzato prima di essere colpito da un ictus che gli causò una paresi, impedendogli di continuare il suolavoro. Una frase emblematica dell’artista accompagna i visitatori all’uscita: “Io sono un grande artista, la gente non mi comprende. Ma un giorno i miei quadri costeranno tanti soldi e allora tutti capiranno chi veramente era Antonio Ligabue”.

E vi assicuro che, dopo aver visitato questa mostra, lo capirete anche voi.







INFO

Orari

Dal lunedì al sabato 10:00 – 19:00
Domenica 10:00 – 14:00
La biglietteria chiude un’ora prima


Biglietteria
Dal lunedì al sabato
Intero € 10,00 – ridotto € 8,00
Il biglietto comprende l’ingresso alla mostra “Antonio Ligabue” e al Museo Castel Nuovo – Maschio Angioino

Domenica
Intero € 8,00 – ridotto € 6,00
Il biglietto è per la sola visita alla mostra “Antonio Ligabue”


















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domenica 25 settembre 2016

I 5 momenti memorabili nel backstage di “Imbavagliati”


5 memorable moments of the “Imbavagliati” backstage (English translation below)


“Imbavagliati”, il Festival Internazionale di Giornalismo Civile, è giunto al termine. Ne hanno parlato tutti i giornali, l'affluenza di pubblico è stata notevole. Ma cosa è accaduto 'dietro le quinte' di questa manifestazione così ben riuscita? Scopriamolo insieme analizzando i 5 momenti memorabili nel backstage di “Imbavagliati”.

5. Post-redazione
Subito dopo la riunione giornaliera, i giornalisti ospiti commentavano i fatti di cronaca. Di solito il redattore impegnato nello sviluppo dell'articolo sembrava il più concentrato, anche se intorno a lui aleggiava la follia. A un certo punto spuntavano panini giganti, modello muratore, consumati a tempo di record. In sottofondo qualcuno canticchiava “Supercalifragi” o “Quarantaquattro gatti”. C'era anche chi ballava al ritmo delle suonerie dei cellulari. Insomma la redazione è stata utile anche per escogitare nuovi metodi per smorzare la tensione.

4. Momenti linguistici
La cosa incredibile si è verificata quando gli ospiti hanno cominciato a parlare italiano. A un certo punto Oxana Chelysheva (Russia) ha tradotto simultaneamente dall'italiano al russo alcune frasi al suo collega connazionale Andrei Babitsky E Siruan H. Hossein (Siria), arrivava in redazione sfoggiando una nuova parola in italiano. Ali Anouzla (Marocco) ha affermato che se fosse rimasto un'altra settimana a Napoli avrebbe sicuramente imparato la lingua. C'è stato anche un tentativo di insegnarmi l'arabo da parte dell'asse Siria/Marocco. L'unica parola che mi è rimasta impressa è stata: شرب  (sharab), “bevi”.

3. Jpeg-Mania
Le giornate al PAN sono state documentate da selfie e foto ricordo. I nostri cellulari sono pieni di istantanee scattate durante i vari momenti della giornata. Abbiamo addirittura immortalato l'immagine di Rami Jarrah (Siria) nel corso della sua videoconferenza. Durante l'inaugurazione dell'evento, a me sono state scattate dieci fotografie. Tutte mi ritraggono con il bicchiere in mano mentre brindavo con il prosecco. Sharab!
 
2. Appropriazione della città
I nostri “Imbavagliati” hanno anche avuto modo di visitare Napoli. Mi hanno raccontato della loro meravigliosa esperienza a Pompei, di quanto siano rimasti colpiti da Napoli Sotterranea e l'emozione provata perdendosi tra i vicoli del Centro Storico. Ali e Siruan sono addirittura andati da Michele a mangiare la pizza. Esperienza documentata con tanto di selfie, da me commentato con un “avete arrevotato”.

1. Uscita a parenti
Per una settimana ho lavorato fianco a fianco con giornalisti che rischiano la vita ogni giorno pur di raccontare la verità. Nonostante le situazioni difficili in cui sono costretti quotidianamente, nessuno di loro cova in sé astio, vendetta, odio. Mi è sembrato di stare in famiglia. Sono tutte persone meravigliose, gioviali, ed è stato divertentissimo trascorrere questi momenti in loro compagnia. E la consapevolezza che essi porteranno un pezzetto di Napoli nel cuore, in quei luoghi di guerra, mi rende ancora più felice.

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“Imbavagliati” (gagged), the International Festival of Civil Journalism has finished. All the newspapers talked about it, there has been a lot of audience. But what happened ‘behind the scenes’ of this successful event? Let’s discover it analysing the 5 memorable moments of the “Imbavagliati” backstage.


5. After-newsroom
A while later the daily meeting with the hosted journalists who commented the hard news, the editor who was writing the article seemed the most focused. But around him the madness hovered. All of a sudden bricklayer model sandwiches appeared and were consumed in record speed. In the background you could hear someone singing softly “Supercalifragi” or “Quarantaquattro gatti”. There were also those who danced at the mobile phones' ringtones. In a few words, the newsroom had also been useful to contrive new methods to soften the tension.

4. Linguistic moments
The most incredible thing happened when the guests began to speak Italian. Suddenly Oxana Chelysheva (Russia) translated simultaneously from Italian to Russian some sentences to her compatriot colleague Andrei Babitsky. And Siruan H. Hossein (Syria), arrived everyday in the newsroom showing off a new Italian word. Ali Anouzla (Morocco) stated that if he had spent another week in Naples, he would have surely learnt the language. There was also an attempt from the team Syria/Morocco to teach me Arabic. The only word that I can remember is شرب  (sharab), “drink”.

3. Jpeg mania
Days at PAN have been documented by selfies and snapshots. Our mobile phones are full of pictures taken from sunrise to sunset. We even kept  the live image of Rami Jarrah (Syria) while he was making his video-conference. The day of the event launch, I was photographed like 10 times. Every picture portrays me with a glass in my hand while I was toasting with sparkling wine. Sharab!

2. Appropriation of the city
Our “Imbavagliati” visited Naples too. They told me about their wonderful experience in Pompeii, the impressive Napoli Sotterranea (subterranean Naples) and how exciting it was getting lost through the narrow streets of the Historical Center. Ali and Siruan even went to Michele to eat pizza. The experience was documented with a selfie, upon which I commented with the neapolitan expression “avete arrevotato” (you made something great and crazy).

1. Intimate acquaintance
For a week I have been working side by side with journalists that risk their lives every day in order to recount the truth. No matter the difficult situations they face daily, no one nourishes rancour, revenge or hate. I felt myself among family. They are all wonderful jovial people and it was very fun spending those moments with them. The knowledge that a piece of Naples will forever remain into their hearts, with them wherever they go, even faraway war zones, makes me even happier.  




















venerdì 5 giugno 2015

A spasso con... Erri De Luca



Piola Libri è una libreria di Bruxelles, che espone solo testi di autori italiani. Appena ho visto la locandina esposta fuori con il ritratto di Erri De Luca, non riesco a trattenere la mia foga di lettrice e blogger incallita: devo intervistarlo!

La sala principale è gremita. Lui è in un'altra stanza e firma autografi. Mi faccio strada tra la folla e lo raggiungo: davanti a me c'è un Napoletano DOC, un uomo forte e carismatico, il quale, come pochi, ha avuto il coraggio di scegliere la scrittura come stile di vita. 

Dunque, da dove comincio? Accendendo il mio prezioso iPhone per registrare il nostro dialogo… 


Erri: Funziona? [indicando il cellulare]

Io: Sì. Ho attivato la registrazione per non perdere neanche una parola.

Erri: Sta registrando? O’ vero? Me pare muorto a mmè!

Io: E’ vivo e vegeto, lo giuro!

Erri: Registrazione in corso… vabbuò. Cosa vuoi chiedermi?




Nel settembre 2013 sono state mosse alcune accuse contro di lei in seguito alle sue dichiarazioni sulla NO TAV: Qual è stata la prima reazione a riguardo?

Ho pensato si fossero ubriacati. Non hanno presentato alcuna prova per dimostrare quanto le mie parole avessero effettivamente incitato la folla. 









Cos'è successo in seguito?

L'anno scorso mi hanno proposto di andare avanti mediante il rito abbreviato. Ho rifiutato poiché questo tipo di procedimento si svolge a porte chiuse. A mio parere, la parola va dibattuta all'aperto, in pubblico. Per questo motivo ho scritto La parola contraria. Non per difendermi in tribunale, ma fuori da quelle mura.











Come pensa andrà a finire questa storia?

Si tratta di un reato astratto, contemplato nel Codice Penale italiano del 1930, denominato “Codice Rocco”. Questa legge serviva a scoraggiare qualunque tipo di presa di posizione. Ed è strano l'abbiano applicata adesso, per giunta nei confronti di uno scrittore. 


Secondo lei, come si è evoluta l'editoria italiana nel corso del tempo?

Che me n'e importa a mmè 'e l'editoria! Ma soprattutto: tu che bbuo' 'a l'editoria? [ridendo]



Quale luogo di Napoli visita con più piacere?

Mezzocannone, la via dei librai.






Sfogliatella o babbà?

Sfogliatella.


Riccia o frolla?

'a riccia, và!










sabato 23 novembre 2013

A spasso con... Maurizio Ponticello





Incontro Maurizio Ponticello, scrittore e giornalista napoletano, al bar Amedeus. Il suo look, come sempre, è impeccabile: cappotto puntinato grigio e verde, pashmina viola. Dopo aver gustato un buon caffè, prendo dalla mia borsa il registratore, il foglietto con le domande e il suo romanzo, La nona ora... ma non trovo la penna. Da bravo scrittore, Maurizio ne porta sempre una con sé e me la porge. Si comincia! 


Che tipo eri da piccolo? Ti è sempre piaciuto scrivere?
Ero un tipo molto tranquillo e socievole. Già ai tempi del liceo mi piaceva scrivere. A 18 anni incontrai il compianto Romualdo Marrone il quale mi chiese di redigere un articolo. Ho cominciato così la mia carriera di giornalista. A 21 anni circa ero già iscritto all’albo.


Qual è la tua fonte di ispirazione?
La realtà quotidiana. Però se guardi oltre il velo di Maya, capisci che esistono altre realtà con le quali bisogna confrontarsi per comprendere la Totalità. Rimanendo con i piedi per terra, cerco di dare uno sguardo dietro le quinte.

 

La nona ora




Come mai hai deciso di scrivere un romanzo e non un saggio?
Per cambiare. Mi hanno sempre detto che sono un bravo narratore anche nell’ambito della saggistica. Quindi ho deciso di raccontare una storia, non mirando più all’intelletto del lettore come accade quando scrivo i saggi, ma puntando al cuore. Un romanzo, specialmente di azione come La nona ora, ti fa entrare in un pathos emotivo che scuote la coscienza in un modo completamente diverso. Se avessi voluto trasmettere le stesse emozioni attraverso un saggio, di sicuro non avrei ottenuto lo stesso risultato.



Che differenza c’é come metodo di lavoro, come mentalità, come applicazione, tra la scrittura di un saggio e un romanzo?
Il metodo è lo stesso perché La nona ora è ricco di dati autentici, frutto di ricerche, di studi. Alcuni elementi possono sembrare assurdi, come il controllo telematico sulle persone o la sperimentazione effettuata con i microchip sottocutanei. Spero di aver comunicato al lettore che la parte “fiction” è solo la storia di Silvana, per il resto è tutta realtà.






Quanto tempo hai impiegato per effettuare sopralluoghi, ricerche, studi?
Ciò che mi impegna di più sono le ricerche storiche, in biblioteca o su testi antichi. Ho terminato il romanzo in sei sette mesi, ma lo sognavo anche la notte. Avevo preparato una storia di base, ma a un certo punto alcuni personaggi mi hanno preso la mano, mi suggerivano di prendere una direzione diversa, per cui mi sono lasciato guidare da loro. E’ stata un’esperienza abbastanza inquietante.

 


Il prof. Ambrasi, durante una mini-conferenza all’interno della sua villa, chiede ai suoi studenti:Sapete nulla di Washington? La capitale federale? Non avete letto Dan Brown? Tra le varie corbellerie che scrive, questa è abbastanza corretta [...]”. E’ un espediente letterario per esprimere la tua opinione sullo scrittore statunitense  oppure semplice umorismo per strappare un sorriso al lettore?
Innanzitutto, sapevo che questo romanzo poteva essere accostato ai testi di Dan Brown che è un ottimo narratore. Essere paragonato a lui è lusinghiero, soprattutto per il fatturato di vendite che ha raggiunto. Ma i suoi studi sono molto confusi, si vede che non gli appartengono. Ciò che scrivo io, invece, fa parte del mio patrimonio genetico, della mia formazione culturale. Direi che quella frase racchiude tutte e due le cose: è un modo per far sorridere il lettore, ma anche per ricordargli di non prendere alla lettera tutto ciò che scrive Dan Brown.



 
Silvana a p. 238: “si stava pian piano convincendo che i signori indiscussi dei social network sono tre: la solitudine, il voyeurismo e il pettegolezzo. A questi Ambrasi ne aveva aggiunto un altro: il controllo” Molte persone acquistano uno smartphone quasi esclusivamente per rimanere in contatto tra loro in ogni istante, in qualsiasi parte del mondo. Secondo te, arriverà un giorno in cui diventeremo consapevoli di essere, chi più chi meno, soli, pettegoli, voyeur e controllati?
Diventare completamente consapevoli mi sembra difficile e Ambrasi ce lo ricorda. Durante la presentazione de La nona ora alla Feltrinelli,  raccontavo come Google identifica la persona che si avvicina al computer, proponendogli pubblicità mirate. Nei giorni successivi, alcuni conoscenti mi hanno detto: “Lo sai che finalmente ho capito perché Google mi consiglia determinati prodotti?”. Questa cosa mi ha impressionato molto: costoro hanno compreso che lo strumento con il quale si confrontano non è stupido. Al contrario ha interesse a sondare le tue opinioni, dove vai in vacanza, cosa studi, quali sono i suoi gusti cinematografici, editoriali... Ed è proprio la consapevolezza l’unica arma per combattere questo fenomeno.
 


Dopo un’ampia descrizione della sala grande del Salone Margherita, Jax  afferma: “Avrebbe potuto trovarsi in una milonga argentina, nessuno avrebbe mai detto che si trattasse, invece, di Napoli”.  Quante volte, in città, ti è capitato di guardarti intorno ed avere lo stesso tipo di straniamento? In quali posti ti é capitato?

Salone Margherita, NapoliSicuramente il Salone Margherita è uno di questi luoghi. Per molti anni ho ballato tango e alcuni maestri argentini mi hanno confessato di essere stati travolti dalla bellezza del Salone. Napoli è ricca di luoghi fatati che i napoletani non vedono più o forse non hanno mai visto. Basta passeggiare per il centro storico, alzare gli occhi e soffermarsi sulle facciate dei palazzi per scoprire che in un androne esiste una copia della testa del cavallo di Virgilio. Sul bugnato di Piazza del Gesù ci sono alcuni fregi misteriosi, paradossalmente conosciuti in tutto il mondo ma non dai napoletani. La verità è che Napoli è una città straordinaria e dovremmo arrenderci all’idea che lo è davvero.


Dedica: “La nona ora è dedicato alle donne e agli uomini che, con gli occhi del cuore, imparano a vedere oltre le apparenze, oltre la paura”. Tu, attraverso questo romanzo, ci sei riuscito. Come hai fatto?
E’ una questione di allenamento, di consapevolezza. E’ un discorso strettamente connesso con quello sulla realtà apparente, concetto che peraltro esiste fin dall’antichità. Per esempio, analizziamo il significato di persona. Oggi questo termine si riferisce a un essere umano ma, anticamente, indicava la maschera degli attori del teatro di Dioniso. La maschera rappresentava il culto intermedio, il contatto tra la divinità e gli uomini. Quando un attore la indossava, diventava persona, quindi era pervaso dal dio. Secondo me, questa divaricazione tra realtà apparente e realtà profonda, oggi è ancora più forte, specialmente a causa delle nuove tecnologie. Per esempio Facebook per me è il punto di incontro più asociale che esista, è una vetrina di narcisismi, di egocentrismi. Ognuno scrive ma non fa caso a ciò che dicono gli altri. E’ come se fosse uno specchio della realtà in cui viviamo ma, guardando in profondità, ti accorgi che è tutto falso, è tutto virtuale.



Calze autoreggenti, come indossarle senza problemi

Per caso nutri una certa passione per le calze autoreggenti?

Cosa te lo fa pensare?


All’interno del libro sono citate più volte.
Beh... sì.







 

Vista la sua determinazione ad aiutare Silvana e la sua caparbietà nella lotta contro “i cattivi”, Jax potrebbe essere paragonato a un supereroe?
Non definirei Jax un supereroe. Senza la caparbietà di Silvana, probabilmente non sarebbe riuscito a portare a termine l’avventura. Piuttosto lo definirei un eroe moderno, un eroe umano.





Tre caratteristiche di un buon libro.
La leggibilità, la struttura narrativa e la storia.


 




 

Tre cose di Napoli che porteresti su un’isola deserta.
Il sole, l’intera Biblioteca Napoletana e un pezzetto di Castel dell’Ovo, simbolo delle nostre origini.






  

I misteri di piedigrotta 


La tomba di Virgilio: cosa rappresenta per te e per Napoli.
A partire da pochi anni dopo la morte di Virgilio (nel 19a.C.), intorno al Mausoleo Virgiliano è nato un vero e proprio culto. Silio Italico, Papinio Stazio ed altri hanno cominciato ad omaggiare questo luogo, nonostante non si abbia la certezza che si tratti proprio della Tomba di Virgilio. Inoltre, lì sorge uno dei posti più magici della città, ossia la Crypta Neapolitana. Si narra che Virgilio, attraverso alcuni riti magici, l’abbia aperta in una sola notte. Per secoli è stata sede della festa di Piedigrotta finché la Chiesa, mattone dopo mattone, ha annientato questo culto. Ma questa storia riguarda un altro libro che ho scritto... 





Ti piace il calcio?
Non ci vado matto, ma guardo le partite.

Tifi Napoli? (nell’incertezza, io chiedo sempre...)
Sì.



     
Al di là del bene e del maleUn libro che ti ha cambiato la vita.
Un po’ di tempo fa, all’interno della Galleria Umberto I, si teneva una fiera di libri. In quell’occasione, a sedici anni, comprai un’edizione storica di Al di là del bene e del male di Nietzsche. Quel libro mi ha cambiato la vita perché mi sono identificato totalmente in quello che l’autore esponeva. Tutto ciò che non riuscivo a esprimere a quell’età lo leggevo in quel testo, scritto peraltro in maniera meravigliosa. 







 

Una canzone che ti da la carica.
Potrei indicare alcune canzoni moderne, ma sono passeggere. Preferisco citare qualcosa che fa parte della nostra tradizione: le tarantelle. La radice della tarantella è la scinnide, cioè la danza sacra rivolta a Dioniso, che si è sviluppata in tutta l’area mediterranea. Riscontriamo lo stesso ritmo e gli stessi movimenti in paesi come l’Irlanda, la Bretagna, la Scozia. Quando ho visitato questi luoghi, mi sono imbattuto in alcune feste popolari legate spesso al vino, quindi al dio Dioniso. Tra un ritmo rap e un pezzo house, ci infilavano queste musiche tradizionali. Tutti si alzavano a ballare, abbracciati. Mi sembrava di osservare un popolo intero che danzava, armonicamente. La nostra musica tradizionale non è apprezzata e non è conosciuta. Ed è un peccato, perché fa parte del nostro patrimonio genetico.





Questo rito armonico non lo riscontri anche nel calcio, allo stadio, durante i cori cantati dalle curve?
Non è la stessa cosa. Io il calcio lo vedo come un palliativo sociale, una valvola di sfogo. La danza, invece, nasce come riproduzione del movimento degli astri, è qualcosa di sacro.


Tarallo o sfogliatella?
Sfogliatella, 10 a 1.


Il tuo rapporto con il cursore intermittente che lampeggia sulla pagina bianca del computer...
Ho un rapporto bellissimo perché ho sempre qualcosa da dire.


La peggiore frase per abbordare una donna che hai sentito.
Ti racconto questo aneddoto. Camminando per strada, noto un ragazzo in macchina che tenta di abbordare una bella ragazza con epiteti tipo: “Bona, viene ccà, che te facesse”. Dopo pochi secondi, la ragazza entra in macchina. Ho assistito a scene del genere anche in altre occasioni, quindi penso non esista un modo migliore o peggiore di attrarre una donna. Piuttosto, esiste il modo giusto per ogni donna. E’ stata una scena per me allucinante. Questi sono i tipici episodi che smontano tutti i paradigmi che ti eri creato.


Saluto Maurizio. Lo ringrazio per il tempo che mi ha dedicato (e per il caffé). Mi avvio verso casa e rifletto: Napoli è davvero un posto incredibile. Qui nascono persone di talento, che amano la città e lottano per valorizzarla. Se tutti prendessimo coscienza del nostro patrimonio artistico, architettonico, culturale , forse saremmo rispettati di più da coloro che ci criticano al solo scopo di affossarci. Probabilmente perché invidiano quello che siamo.








martedì 5 novembre 2013

A spasso con... Yuri Napoli

Yuri Napoli, attore napoletano e protagonista del lungometraggio Vitriol, mi accoglie all’interno della sede di ‘Imprenditori di Sogni’, associazione impegnata nel campo dell’Arte e della Comunicazione. Ci sistemiamo nella grande sala dove si riunisce il gruppo. Una zanzara mi morde la gamba, il suo pungiglione penetra il magliettone e i leggins. Provo a grattarmi di nascosto mentre cerco il foglio con le domande e sistemo il registratore. Si comincia...



Che tipo eri da piccolo? Ti è sempre piaciuto recitare?
Il mio avvicinamento al mondo della recitazione è recente, mentre la creatività mi ha ispirato fin da quando ero piccolo. Ho studiato informatica e il mio sogno era diventare un programmatore, un creatore virtuale.
Questa formazione tecnica mi è tornata utile, ad esempio, per proporre la cultura mediante le nuove tecnologie. Oggi l’arte deve competere con la computer grafica capace di creare veri e propri capolavori, proiettati nelle sale cinematografiche o trasmessi in TV.



Com’è avvenuto il passaggio dalla vita normale al mondo dello spettacolo?
In maniera molto traumatica. Appena ho comunicato la mia scelta in famiglia, tutti sono rimasti perplessi, eccetto mia madre. Attualmente occuparsi di cultura non rappresenta la scelta più semplice. Invece io penso sia una grande opportunità. Oggi chi sceglie di fare l’attore sente una vera e propria vocazione, di conseguenza emerge solo chi è realmente motivato.



Imprenditori di sogni “Imprenditori di Sogni”. Come mai questo nome?
Il nome è stato coniato dalla fondatrice, Claudia Natale. Durante la sua formazione artistica, si è resa conto che gli imprenditori non sempre sono anche esperti nel campo dell’arte e, parallelamente, molti artisti non sono abili a destreggiarsi nel mondo dell’imprenditoria. L’obiettivo, quindi, è creare una figura innovativa, ossia l’artista che si promuove e diventa imprenditore del suo sogno... perciò “Imprenditori di Sogni”.




 
Vitriol
Cosa rappresenta per te il film Vitriol e la cultura esoterica, l’hai solo recitato oppure hai svolto studi approfonditi in merito?
Vitriol innanzitutto rappresenta un’esperienza bellissima. Ho sempre avuto la passione per il cinema. A tredici anni ero un assiduo frequentatore del multisala  “The Space” sito a Fuorigrotta. Dopo dieci anni ricoprire il ruolo di protagonista in un film proiettato in quelle stesse sale, è stata una grossa soddisfazione, un sogno realizzato.
Per quanto riguarda l’esoterismo, mi sono informato ma non posso reputarmi un esperto. Quando si affronta un personaggio è logico documentarsi, ma non credo che un’interpretazione efficace consista soltanto in questo. Il lavoro sul personaggio si svolge rimanendo concentrati, da soli con la propria fantasia. In questo caso, ho applicato la tecnica delle sostituzioni: quello che per il personaggio era importante nel mondo dell’esoterismo, per me, Yuri, lo era in un altro campo. Questo espediente, a mio avviso, ha reso l’interpretazione più efficace perché creava un’emozione genuina in me e, di riflesso, nel personaggio.

 


 Sei superstizioso? Usi rituali particolari prima di entrare in scena?
No, per niente. Non amo la superstizione, anzi mi dà anche fastidio.
  


Eduardo de Filippo


Un autore napoletano di teatro che ti ha particolarmente ispirato.
Può sembrare banale, ma la mia passione per il teatro è nata guardando le videocassette delle commedie di Eduardo de Filippo collezionate da mio padre. 



 
  



James Dean  


Accanto a chi ti piacerebbe recitare?
Mi sarebbe piaciuto recitare con James Dean, un attore che ho sempre ammirato.








Ricetta gnocchi alla sorrentina



Prima della partita: pasta al forno o gnocchi?
Gnocchi!


  





Tre cose di Napoli che porteresti su un’isola deserta.
La maternità di Napoli, la paura di vivere Napoli, e... il cibo!



Mi hai detto che vivi a Roma adesso: confronta la pizza napoletana con quella romana...
Non c’è paragone, io sono ghiottissimo di pizza e soffro molto la lontananza... la pizza di Napoli non ha paragoni!

 


Sfogliatella: riccia o frolla?
Riccia.


Storia della sfogliatella napoletana




Cosa ti piace fare quando non sei a lavoro?
In realtà non lo reputo un vero e proprio lavoro, quindi non smetto mai di pensarci.


 
Una canzone che ti dà la carica.
Ultimamente una canzone che mi motiva è “Te lo leggo negli occhi”, cantata da Battiato.
(http://www.youtube.com/watch?v=7ERgi8awS1w)




 
Sogni ricorrenti? 
Tornare nell’azienda dove lavoravo prima di dedicarmi alla recitazione. Credo che questo sogno sia strettamente connesso con la mia paura di non riuscire a raggiungere i miei obiettivi come attore.


 
Meta preferita per le vacanze.
Capitali europee. Le vacanze servono a dissociarti completamente da quello che fai di solito: conoscere altre culture, altri modi di vivere, penso sia il modo migliore per viaggiare.


 
Blade Runner




Film preferito?
Blade Runner.









Ti piace una ragazza: la chiami tu o aspetti che ti chiami lei?
La chiamo io.



L’intervista è  terminata. Sarebbe stato bello trattenermi di più, ma il match incombente tra Napoli e Catania me lo impedisce.
Mi avvio verso casa e rifletto: questo pomeriggio è stato decisamente produttivo. Ho capito cosa voglio fare nella vita. Napoli, la sua arte, la sua cultura, la Comunicazione Globale sono interessi per me vitali. Quando li trascuro, mi sveglio la notte in preda al panico e agli incubi. Pertanto devo continuare su questa strada. Dove mi condurrà? Beh, vi assicuro che ne sarete informati in tempo reale.
Tanto più che il morso di zanzara è stato assorbito, il Napoli vince 2-1 contro il Catania. la pizza da Alba con cornicione di ricotta é squisita. Nutro il sospetto che gli influssi esoterici di Vitriol comincino a produrre i loro benefici effetti...